TRAiNO in
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[ Wednesday, 10 March 2010 alle 02:34 ]
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È come restare appeso ad un filo, qualunque mossa sarebbe un rischio, un inutile rischio;
se è la vita che rischi ti appendi a qualsiasi cosa, anche ad un filo, ma nel mio caso non era la vita in gioco, ma qualcosa di diverso e se vogliamo parallelo.
Le mie emozioni sono come congelate da un freddo vento invernale, costrette, ristrette, ma la colpa di tutto ciò è mia e di nessun altro. Potevo essere già felice, dovevo solo credere, avere fiducia, aspettare, ascoltare,
perché lei è la più bella musica e la più bella cosa che potessi guardare: come il panorama visto da una montagna era un misto di piacere e terrore perché sai già che non puoi non guardare, ma non puoi che avere paura.
Poi succede qualcosa,
per un attimo ci credo e lascio il filo nella speranza di trovare qualcosa di morbido al mio atterraggio.
Il volo è la cosa più bella, ti inebria ed è come una pausa, il tempo si dilata e resti li, a mezz’aria, muovendoti impercettibilmente fino ad intravederla li, bella, sicura di se ma appesa ad un filo, t’aspetti che anche lei ci creda,
ma nonostante i suoi occhi seguono la tua caduta bagnati dalle lacrime più perfette che la natura abbia mai visto, non ci crede quanto te, si accontenta di restare li, appesa ad un filo, con le certezze del momento e il ricordo di un viso, di una situazione che li terra legati fino a quando vorranno.