Problemi con NI?

 
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L'apparenza inganna - parte III
empire1976 in Rosa - [ Sunday, 12 July 2009 alle 19:03 ]
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Accorgendosi che non lo respingeva, lui la strinse tra le sue braccia e i suoi baci, stavolta, diventarono sempre più frenetici e passionali. Quasi automaticamente finirono sul divano e lui cominciò a baciarla dappertutto: sul viso, sul collo, dietro le orecchie, sulla nuca, sulle spalle. Stava scendendo ancora più giù e fu allora che Alex si riscosse.
«Jack… che cosa stai facendo?» gli chiese con la voce velata dalla passione che ormai aveva preso il sopravvento.
«Quello che ho desiderato fare da quando ti ho conosciuta» disse lui ritornando su per mordicchiarle il lobo dell’orecchio.
«Cosa?» disse lei spalancando gli occhi e, afferrandolo per la testa, lo tirò su per guardarlo negli occhi.
«Che hai detto Jack? Che significa?».
«Non hai ancora capito, vero? Io ti ho desiderato dal primo momento che ti ho vista. Sei tu la donna di cui mi sono innamorato. Che amo silenziosamente da quasi tre anni».
Alex si mise seduta, allontanandosi quel tanto per guardarlo negli occhi, sconcertata dalla rivelazione.
«Io… io… non ho mai capito niente. Io…».
«Certo… credi che avrei potuto mostrare a tutti quello che provavo per te! Vincent è il mio migliore amico!».
«E’ per questo che cercavi in tutti i modi di evitarci? E quando non ne potevi fare a meno ti tenevi in disparte?».
«Sì».
«Oh… Jack! Ma come hai potuto resistere?».
Lui le afferrò nuovamente il viso e disse:
«Perché ti desidero… da morire».
La baciò ancora poi si scostò per chiederle:
«E adesso rispondi tu alla mia domanda. Perché non mi stai respingendo?».
Alex dovette fare un respiro profondo, consapevole ormai dei suoi sentimenti rispose, con un filo di voce:
«Perché ti desidero anch’io Jack!».
Lui la fissò incredulo per alcuni secondi dopodichè si alzò, la prese in braccio e la portò in camera da letto. La rimise a terra, ai piedi del letto e riprese a baciarla con dolcezza. Le sue abili mani aprirono la zip del vestito che fece scivolare a terra, sfiorandole appena le braccia con le dita. Quel gesto la fece rabbrividire di piacere.
«Ti voglio Alex… ho sognato ogni notte di fare l’amore con te» le sussurrò a fior di labbra.
«Come hai fatto a dormire nello stesso letto con me ieri sera, se mi desideri così tanto?».
«Chi ti ha detto che ho dormito nel letto ieri sera?».
«Come? Che vuol dire?».
«Ho cercato di addormentarmi ma non ci sono riuscito. Avrei tanto voluto allungare la mano, toccarti e stringerti a me, ma non potevo farlo, non ero ancora sicuro, avevo paura che potessi respingermi. Allora mi sono alzato e ho dormito sul divano».
«Jack!».
Lui si scostò e la guardò affascinato, ammirandola nel suo completino intimo.
«Sei bellissima! Quando Vincent mi disse che vi eravate lasciati credevo che non fosse vero. Per due mesi ho frequentato tutte le riunioni degli amici ma tu non c’eri mai. Non sapevo come trovarti. Non potevo chiedere di te a Vincent. Quando ti ho visto a casa di James… pensavo di sognare. Mi sono reso conto solo allora che eri ormai una donna libera, anche se profondamente ferita. E’ per questo che non mi sono fatto avanti subito. Pensavo che avevi bisogno di un po’ di tempo per superare la delusione che Vincent aveva provocato con il suo tradimento».
«E adesso? Perché adesso?».
«Perché non ce la faccio più Alex».
Jack la spinse delicatamente sul letto e si sdraiò sopra di lei.
«Amami Alex… ho tanto bisogno di te!».
Cominciarono così a baciarsi, liberandosi completamente degli indumenti che ancora avevano addosso. Si amarono intensamente e completamente per quasi tutta la notte, fino a quando, esausti, si addormentarono l’uno nelle braccia dell’altra.

 
Capitolo 7
 
Alex fu la prima a risvegliarsi. Appoggiata al petto di Jack, riusciva a sentire il battito regolare del suo cuore. Alzò il viso per osservarlo mentre dormiva. Avvertì una stretta al cuore ripensando a quello che le aveva detto. Per tre anni lui l’aveva amata segretamente e chissà quanto aveva sofferto vedendola tra le braccia di Vincent.
Assorta com’era nei suoi pensieri non si accorse nemmeno che Jack aveva aperto gli occhi e la stava osservando in silenzio.
«A cosa stai pensando?» le disse poi.
Lei trasalì sorpresa, rispose, quindi, con sincerità:
«A quanto devi aver sofferto in questi tre anni».
Jack le carezzò il viso con tenerezza e disse:
«Non pensarci più ormai… dobbiamo pensare al nostro futuro adesso».
«Al nostro futuro?».
«Certo… ora che sei mia non ho nessuna intenzione di lasciarti andare».
«Io non ho intenzione di andare da nessuna parte Jack».
Lui sorrise e l’attirò a sé per baciarla con dolcezza poi le disse:
«Mi piacerebbe rimanere qui con te ancora un giorno, ma domani ho degli appuntamenti importanti, che non posso assolutamente rimandare».
«Non preoccuparti… avremo altre occasioni».
«Di questo ne puoi essere certa» esclamò lui con occhi lampeggianti.
«Sarà meglio sbrigarci Jack… è quasi mezzogiorno».
«Mezzogiorno?» disse Jack guardando l’orologio.
«Accidenti! Non ero mai stato a letto tutto questo tempo» aggiunse poi alzandosi.
Alex si mise seduta e si appoggiò alla spalliera del letto guardandolo in tutto il suo splendore, lui si fermò davanti la porta del bagno e disse, con aria piuttosto maliziosa:
«Perché non vieni a farti una doccia con me?».
Lei lo guardò attonita e poi scoppiò a ridere, dicendo:
«Se venissi a fare la doccia con te non credo che lasceremo questo albergo non prima di stasera».
Jack ricambiò il sorriso e disse:
«Sì… hai ragione».
Lui scomparve dietro la porta del bagno e dopo pochi istanti Alex sentì scorrere l’acqua della doccia. Si alzò anche lei e fece lo stesso, portando con s’è gli indumenti che avrebbe dovuto indossare.
Quando uscì dal bagno Jack aveva appena finito di preparare la valigia.
«Vuoi che ti aiuti a fare la tua?» le disse.
«No… grazie».
Jack si sedette sul letto e cominciò a fissarla, seguendo tutti i suoi movimenti. Abbigliato in uno dei suoi completi dal taglio classico cominciò a guardarla con occhi seducenti e carismatici. Alex avvertì un certo disagio e disse:
«La vuoi smettere di fissarmi in quel modo?».
«Ti da fastidio?» chiese lui divertito dal suo imbarazzo.
«No… ma… mi fa agitare».
«Agitare? Ti agitavi anche prima di fare l’amore con me?».
Alex gli lanciò un’occhiata fulminante e continuò a riempire la sua valigia non rispondendo a quella domanda.
«Mi dispiace Alex… ma non posso fare a meno di guardarti, non mi rendo ancora conto di quello che è successo stanotte» le disse alla fine.
«Mangeremo in albergo oppure ci fermeremo in un autogrill?» esordì lei per distrarlo dalla sua contemplazione e per cambiare argomento.
«Preferisco mangiare qui. Farò sistemare le valigie in auto e andremo al ristorante».
«Bene… andiamo allora, io sto morendo di fare» disse lei chiudendo la valigia.
Jack sorrise e chiamò la reception per farsi mandare un facchino a cui consegnò le chiavi dell’auto e le valigie dopodiché si avviò con Alex verso il ristorante.
Era ormai sera quando Alex e Jack rientrarono a New York. Lui l’accompagnò nel suo appartamento, portandole la valigia che depose all’ingresso. Era arrivato il momento di separarsi e adesso trovava la cosa piuttosto difficile.
«Devi andare… vero?» gli chiese lei notando il suo sguardo corrucciato.
«Sì».
«Non fare quella faccia Jack… ci vediamo domani in ufficio» gli disse per tirarlo su.
Lui le andò vicino e l’attirò a sé, baciandola freneticamente.
«Non ho voglia d’andarmene» le disse tra un bacio e l’altro.
«Puoi restare qui se vuoi» disse lei sentendo già lo stomaco in subbuglio.
«Oppure vieni tu a casa mia» disse ancora lui.
«Ormai che abbiamo cominciato è più conveniente rimanere qui, non credi?» gli fece notare con una punta di ironia.
Jack la guardò con occhi infuocati dal desiderio e disse:
«Hai ragione… amore».
Ripresero a baciarsi e lentamente si tolsero i vestiti di dosso. Quasi senza rendersene conto finirono a letto, amandosi con trasporto e ardore.
Fu solo la mattina presto che Jack lasciò l’appartamento di Alex che ne approfittò per svuotare la valigia e prepararsi per andare in ufficio. Lui avrebbe voluto passare a prenderla ma lei aveva categoricamente rifiutato, asserendo che le piaceva fare quei pochi passi fino alla Bell Beauty & Colors Production.
Quando entrò nell’ufficio di Jack lo trovò già immerso nel suo lavoro. Si alzò dalla scrivania e sorridendole le andò incontro.
«Hai qualche compito d’affidarmi stamattina?» gli chiese.
«Sì» disse lui fermandosi di fronte a lei.
«Il compito di rendermi felice» aggiunse prima di prenderla tra le braccia e baciarla con passione.
Qualcuno bussò alla porta che si aprì. Il nuovo arrivato rimase impietrito vedendo la scena che si presentò ai suoi occhi.
Jack tenne ancora tra le braccia Alex, si voltò appena per vedere chi fosse l’intruso, poi ritornando a guardare gli occhi della sua donna disse:
«Che cosa vuoi Jonathan?».
«Volevo avvertirti che il video-clip è pronto, puoi venire di là a dargli un’occhiata?».
Jack sbuffò contrariato e disse:
«Sì… adesso vengo».
Jonathan lasciò la stanza e Jack tornò al suo tavolo. Dopo aver riposto alcune carte nel cassetto disse:
«Vuoi venire a vedere con me il video-clip Alex?».
«Sei sicuro che posso?».
«Certo che puoi… vieni».
Jack le afferrò il braccio e la condusse nella stanza video. Jonathan mandò avanti la registrazione e lei fissò lo sguardo sul video in cui passavano le immagini di un nuovo spot pubblicitario.
«Allora… che ne pensi Jack?» gli chiese il collaboratore alla fine del video.
«Mi sembra abbastanza buono… ma non hai ancora trovato lo slogan, mi pare».
«Beh… non è facile».
«Una collezione che ti farà mozzare il fiato» esordì Alex.
I due uomini si voltarono a guardarla perplessi e Jack disse:
«Come Alex?».
«Oppure proviamo così: “La nuova collezione della Bell Beauty & Colors Production ti renderà bella da mozzare il fiato”» disse ancora Alex.
«Wuauh!» esclamò Jonathan «Sono entrambi due ottimi slogan!».
«Grazie» rispose lei soddisfatta.
«Ci lavorerò subito» aggiunse Jonathan lasciando la postazione e uscendo dalla stanza.
Jack si grattò la testa e lanciò ad Alex un’occhiata divertita, poi le disse:
«E’ incredibile qualsiasi cosa tu faccia o dica attira inevitabilmente l’attenzione della gente che ti sta intorno».
Alex non disse niente ma continuò a guardarlo con occhi benevoli. Da quando Jack era entrato nella sua vita tutto era cambiato, e in meglio. Il cuore le cominciò a battere freneticamente. Era ormai chiaro che era innamorata persa di lui.
«A che cosa stai pensando?» le chiese Jack vedendola pensierosa.
Prima che gli potesse rispondere Kevin entrò nella stanza.
«Meno male che ti ho trovato Jack… è successo un guaio» disse piuttosto agitato.
«Cosa è successo?».
«Deborah ha avuto un incidente ed è ricoverata all’ospedale».
«Cosa? E come sta?» tuonò Jack.
«L’infermiera mi ha assicurato che non ha niente di grave, ma ha un grosso livido sul viso e non potrà venire a fare le foto oggi pomeriggio».
«Ma Sonny è disponibile soltanto oggi… non posso rimandare il servizio fotografico».
«Non so che dirti Jack» gli disse costernato il collaboratore.
«Vieni andiamo nel mio ufficio… consulterò l’agenda per vedere se posso rintracciare qualcun’altra».
Alex seguì i due uomini fino in ufficio. Jack consultò l’agenda e compose alcuni numeri e purtroppo non trovò nessuna ragazza disponibile. Cominciò a passeggiare nervosamente per la stanza, pensando ad un’altra soluzione.
«Hai provato a chiamare Chantal?» gli suggerì Kevin.
«Chantal è alle Maldive. Sapevo che in questo periodo sarebbe stata da quelle parti» lo informò Jack che tornò a sedersi dietro la sua scrivania con aria piuttosto contrariata.
Un atroce silenzio discese nella stanza. L’ora di pranzo era arrivata ed Alex sentì il suo stomaco brontolare.
«Jack… vuoi uscire a mangiare o faccio portare il pranzo qui in ufficio?».
Jack sospirò e disse:
«Avrei voluto portati fuori a mangiare oggi, ma vista la situazione preferirei rimanere qui in ufficio, se non ti dispiace».
«Non mi dispiace affatto Jack… vado subito a ordinare. Posso scegliere io per tutti e due?» gli chiese prima di uscire.
«Sì… Alex. Grazie».
Dopo una mezz’oretta i cestini del pranzo arrivarono. Alex consumò il suo seduta alla sua scrivania, lasciando da soli Jack e Kevin che si scervellavano alla ricerca di una soluzione. Il tempo intanto passava e l’ora del servizio fotografico si stava inevitabilmente avvicinando.
Alex ritornò nell’ufficio di Jack per chiedere se aveva trovato una soluzione.
Kevin fece segno di no con la testa mentre Jack continuava a fare una serie di telefonate. Rimise giù la cornetta del telefono con forza quando finì di parlare con l’ultimo suo conoscente.
«Non c’è nulla da fare… dovrò rimandare il servizio fotografico» dovette ammettere alla fine.
«Sarà un bel problema fissarne un altro» disse Kevin afflitto.
«Lo so… ma non ho altra scelta».
«Sì.. invece. Ce l’hai un’altra scelta Jack» disse Alex facendosi avanti.
«E quale sarebbe?» le chiese perplesso.
«Farò io da modella, anche se la cosa non mi alletta così tanto».
Jack si alzò dalla poltrona e le andò vicino.
«Sei sicura Alex? Io non voglio che tu faccia qualcosa che non ti senti di fare».
«Non abbiamo altra scelta. Tu hai bisogno di una ragazza che posi per il servizio fotografico ed io sono qui e sono disponibile. Non posso permetterti di spostare il servizio. Ho capito che per voi è molto importante e quindi mi offro volontaria».
«Jack» lo esortò Kevin, invitandolo ad accettare l’offerta di Alex.
Jack gli lanciò una breve occhiata e poi, ritornando sul viso di Alex disse:
«Va bene».
A distanza di un’ora Alex si trovava già al trucco, affidata nelle abilissimi mani dell’estetista e del parrucchiere.
Il fotografo arrivò in orario e subito Jack gli spiegò il cambiamento di programma.
«Spero che tu non abbia niente in contrario se non ci sarà Deborah a posare per te oggi» gli disse Jack.
«Ma no figurati… anzi sarà bello lavorare con una ragazza nuova» rispose il fotografo mentre sistemava sul cavalletto la macchina fotografica.
«Ma Alex non è del mestiere… quindi dovrai spiegarle cosa dovrà fare».
«Va bene… stai tranquillo».
Quando Alex entrò nello studio fotografico fu colta dal panico vedendo tutta l’attrezzatura montata per il servizio. Fari e faretti erano stati già accesi, le macchine fotografiche erano tutte pronte e il fotografo controllava che le apparecchiature fossero tutte in funzione. Respirò a fondo e si avvicinò a Jack che in quell’istante stava conversando allegramente con Sonny. La sua espressione cambiò repentinamente quando la vide. Accorgendosi del cambiamento d’espressione il fotografo si girò e cominciò ad osservarla estasiato.
«Mio Dio Alex… sei… sei bellissima» riuscì a dire con non poca difficoltà Jack.
Lei sorrise e porse la mano a Sonny.
«Piacere di conoscerla… sono Alexandra Reed».
«Il piacere è tutto mio Alexandra… possiamo cominciare?» disse anche lui affascinato da lei.
«Certo».
Alex lo seguì e lui le mostrò le posizioni e gli atteggiamenti che avrebbe dovuto adottare davanti alla macchina fotografica. Jack rimase impalato dov’era, non riuscendo a muovere un solo muscolo e non riuscendo a dire un’altra parola. La vista di Alex truccata e pettinata dalla mani esperte dei suoi collaboratori, lo aveva deliberatamente messo fuori gioco.
Fu solo quando sentì la mano di Kevin sulla sua spalla che ritornò ad impossessarsi delle sue facoltà mentali.
Sonny sistemò bene la luce puntata addosso ad Alex e cominciò a fare alcuni scatti. All’inizio lei si sentì un po’ a disagio, ma pian piano il fotografo, che conosceva bene il suo mestiere, la mise a suo agio. Verso la fine fece accendere il ventilatore che scompigliò i capelli di Alex, che adesso appariva più sciolta e disinvolta.
Jack la fissò per tutto il tempo, a parte quei brevi momenti in cui Sonny gli lanciava occhiate di piena soddisfazione.
«Puoi andare a cambiarti Alex… abbiamo finito» disse il fotografo dopo tre, estenuanti, ore di lavoro.
Alex uscì dalla stanza mentre Jack si avvicinò a Sonny per chiedergli:
«Quando saranno pronti i provini?».
«Te li farò avere dopodomani».
«Mi va benissimo».
Jack dovette allontanarsi per fare un urgente telefonata e al suo ritorno trovò Alex che conversava serenamente con Sonny. Si avvicinò a loro che si accorsero subito della sua presenza.
«Hey… Jack, non mi avevi detto che oltre ad essere bellissima, Alex fosse anche simpatica. Non tutte le modelle lo sono» disse Sonny.
«Sì… ma Alex non è una modella» asserì lui lanciandole un’occhiata d’innegabile ammirazione.
«Beh… ne ha tutta l’aria, comunque. Ti interesserebbe posare per un servizio fotografico in costume da bagno?» chiese rivolgendosi ad Alex che cominciò a sbattere le palpebre per l’incredulità.
Jack le circondò le spalle con un braccio e disse:
«No… Alex è un’esclusiva della Bell Beauty & Color Production. Non poserà per nessun’altra agenzia».
«Oh… che peccato! Allora avete deciso di prenderla al posto di Deborah?».
«Tu non la preferiresti a Deborah?» gli chiese di rimando Jack.
«Oh… sì! Certamente».
«Eh… no… aspettate un attimo» disse Alex alzando le braccia e liberandosi del braccio di Jack.
Non poté finire la frase che Sonny, raccolte le sue cose, si congedò con un saluto formale. Jack lo accompagnò fino all’ascensore e poi ritornò nel suo ufficio in compagnia di Alex che adesso era piuttosto contrariata.
«Jack noi due dobbiamo parlare» disse in tono duro mentre entrava nel suo ufficio.
«Parlare? Adesso non mi va di parlare» disse lui con voce roca. La prese con forza e cominciò a baciarla in maniera brutale.
«Ti desidero da morire Alex» le sussurrò appena sulle labbra.
Alex si sentì invasa da una sensazione inebriante mentre la bocca appassionata di
Jack continuava a baciarla con avidità.
Qualcuno bussò alla porta, interrompendo l’esplorazione con la lingua di Jack sul collo di Alex.
Imprecando per l’interruzione lui andò ad aprire la porta, quel tanto che gli bastava per vedere chi aveva osato interromperlo.
Il viso di Jonathan sbiancò quando se lo vide apparire da una fessura della porta, con in faccia i segni del rossetto lasciato dalle labbra di Alex.
«Che cosa vuoi?» gli chiese piuttosto contrariato.
«Scusa Jack se ti ho disturbato ma…».
«Che c’è? Perché mi guardi in quel modo?» gli chiese Jack notando la strana espressione del suo collaboratore.
«Perché hai le labbra sporche di rossetto» disse con franchezza Jonathan.
Jack si pulì alla bene e meglio con il dorso della mano e disse:
«Allora?».
«Volevo mostrarti lo slogan a cui ho lavorato ma te lo posso mostrare anche domani mattina, tu adesso devi avere da fare».
«Sì… infatti. Ho da fare. Ci vediamo domani mattina. Spegni le luci quando esci».
Jack accostò la porta e la chiuse a chiave.
«Che cosa vuoi fare Jack?» gli chiese Alex, ancora un po’ scossa dal suo impeto.
«Non lo hai ancora capito?» disse lui togliendosi la giacca e slacciandosi la cravatta.
Quei gesti erano superflui dato che dal suo sguardo Alex capì cosa avesse intenzione di fare. Cominciò ad arretrare mentre lui si faceva sempre più vicino.
«Ma scusa… non potremo andarcene a casa?» continuò a dire lei piuttosto allarmata.
«No… non credo di poterci arrivare a casa» rispose con voce grave lui.
Alex si piazzò dietro la scrivania, frapponendo il tavolo tra di loro.
«Perché continui a sfuggirmi Alex? Pensi che il tavolo riesca a fermarmi?» diceva e nel frattempo aveva cominciato a sbottonarsi la camicia.
Alex sentì il cuore martellarle nelle orecchie mentre lo guardava spogliarsi in una maniera che la eccitava terribilmente. Cercò comunque di mantenere il controllo.
«Ti prego Jack… non penso che il tuo ufficio sia il posto più adatto. Potrebbe arrivare qualcuno» disse indietreggiando mentre lui aggirava minaccioso la scrivania.
«Non verrà nessuno e poi ho chiuso la porta a chiave».
Lui avanzava con passo lento e deciso, come se un leone stesse per agguantare la sua preda.
«Aspetta Jack dobbiamo prima parlare».
Alex continuava a indietreggiare, tenendo le mani avanti, assumendo un atteggiamento difensivo.
«Parlare di cosa? Di quanto ti ami e ti desideri o di quanto tu mi desideri».
Jack fece lo slancio per afferrarla ma lei riuscì a scansare la sua presa.
«Pensi di riuscire a sfuggire a tutte le mie prese?» disse lui con occhi lampeggianti.
«Per favore Jack…».
Alex lanciò uno sguardo verso la porta che era ormai vicinissima e si avviò di corsa per raggiungerla. Jack arrivò appena in tempo per richiuderla, imprigionando Alex tra le braccia. Lei si voltò e lo guardò attonita mentre lui le diceva, con gli occhi che gli brillavano come due stelle:
«Sapevo che prima o poi ti avrei presa».
Non riuscì a dire nient’altro che già si era impossessato delle sue labbra, stringendola contro il suo corpo. Le sue mani scivolarono sotto la giacca di Alex e cominciò ad accarezzarle la pelle morbida della schiena.
«Toglitela… e togli tutto il resto» le disse scostandosi appena da lei.
Alex ubbidì e non appena si fu levata i vestiti si ritrovò scaraventata sulla moquette dell’ufficio.
«Jack… non vorrai farlo qui, vero?» disse mentre un’esplosione di emozioni la scuotevano dentro.
«Perché non hai mai sognato di farlo sulla moquette di un ufficio?» le sussurrò lui mentre le esplorava il corpo con le labbra.
«No» rispose lei che non aveva mai lontanamente né pensato o vissuto un’esperienza come quella.
«Beh… io sì… l’ho sognato tante volte e c’eri tu con me. Solo tu. Sempre».
«Oh… Jack».
Alex si abbandonò completamente alle forti sensazioni che le scuotevano la mente. Assaporò ogni momento insieme a Jack, che riusciva a farle toccare picchi di piacere mai provati prima.
«E allora? Com’è stato?» le chiese quando rimasero abbracciati, dopo aver fatto l’amore in maniera impetuosa.
«E’ stato fantastico Jack. Davvero!» disse non nascondendo il tono appagato.
«Questo week-end vado a trovare i miei genitori e mi fermerò da loro… vorrei che venissi con me. Voglio che ti conoscano».
Alex sentì mancarle il respiro e dovette inghiottire il nodo che le si era formato in gola per poter parlare.
«Sei sicuro che gli farà piacere? Insomma arrivare lì con me, senza prima avvertirli».
«Non c’è bisogno che li avverta. Saranno felicissimi di conoscerti. Impazziranno per te, proprio come è successo a me».
Jack la baciò sulla fronte e aspettò una sua risposta.
«Allora… vieni?» le chiese ancora.
«Va bene Jack… ti accompagnerò».

 
Capitolo 8

Dopo essersi rivestiti Jack accompagnò Alex a casa che lo invitò a cenare con lei. Cucinò degli spaghetti al pomodoro, cosa che lui apprezzò con piacere.
Abbracciati sul divano guardarono un po’ di televisione fino a quando Jack decise che era il momento di rientrare. Alex avrebbe tanto voluto pregarlo di rimanere ma convenne che avevano bisogno entrambi di un po’ di privacy, soprattutto lei che doveva capire quanto forte e importante fosse il sentimento che provava per lui.
Lo accompagnò alla porta e dopo un fugace bacio la richiuse alle spalle sentendo una strana morsa allo stomaco.
Ora che era se n’era andato la stanza le apparve vuota e squallida. La presenza di Jack le riempiva non solo la casa ma anche l’esistenza e questo la mise in allarme.
Che cosa sarebbe successo se anche lui l’avesse delusa?
Ricacciò indietro quella possibilità e scrollandosi di dosso le preoccupazioni che tornavano a tormentarla andò a coricarsi.
Jack, rientrato in casa, vide subito la spia della segreteria che lampeggiava, così spingendo il pulsante ascoltò i messaggi. Uno era di sua madre che gli ricordava che lo aspettavano per il fine settimana, l’altro invece era di Vincent, che lo invitava a cenare insieme la sera successiva.
E adesso che cosa vorrà?, si chiese Jack mentre si spogliava per andare a letto. Prima di addormentarsi si ripromise che lo avrebbe scoperto andando all’appuntamento.
Il martedì proseguì con tranquillità e Alex si sentì immensamente felice quando rimise a posto i documenti che Jack le aveva chiesto di consultare. Erano ormai le sette e quella sera era decisa a non passare un’altra notte senza di lui. Gli avrebbe detto che lo amava immensamente e che voleva appartenere a lui per sempre.
La bocca le si allargò in un raggiante sorriso quando lui spuntò dalla porta del suo ufficio per congedare uno dei suoi clienti.
«Non ho altri appuntamenti per oggi, vero?» le chiese sedendosi pesantemente su una poltrona.
«No… ma hai un appuntamento con me, a casa mia».
Jack piegò la testa di lato per guardarla e Alex capì che qualcosa non andava.
«Mi dispiace Alex ma questa sera ho un appuntamento con una persona».
«Ah… sì? E’ un appuntamento di lavoro?».
Jack non avrebbe mai voluto mentirle, ma non poteva certo dirle che doveva vedersi con Vincent perché lui doveva parlargli di una cosa importante.
«Sì» si vide costretto a dire, ma si detestò in quel momento.
«E ovviamente non puoi rimandare».
«No… infatti».
«Non è che ti devi vedere con un’altra donna, vero?» lo ammonì scherzosamente lei.
«Una donna? Non lo devi neanche pensare… Vieni ti accompagno a casa» disse alzandosi e invitandola a indossare il soprabito.
Alex si fece accompagnare a casa e non disse più nulla a parte «Ci vediamo domani» seguito da un lungo bacio.
Jack si recò di malumore all’appuntamento con Vincent. Dopo il bacio di Alex, non avrebbe mai voluto andare via eppure doveva scoprire cosa aveva di così importante da dire il suo amico.
Lo trovò già seduto al tavolo, che l’aspettava. Jack non volle affrontare subito l’argomento e aspettò che fosse lui ad iniziare. Per tutta la cena parlarono del lavoro e degli imminenti impegni, fino a quando, giunti ormai alla fine, Jack gli disse con tranquillità:
«Allora… di che cos’è che volevi parlarmi?».
«Ho saputo una notizia che mi ha lasciato letteralmente senza parole».
«E cioè?».
«Tu e Alex vi siete messi insieme?».
Jack ingoiò tutto di un fiato il whisky che aveva ordinato e disse:
«Da chi hai avuto questa notizia, scusa?».
«Me lo ha detto Samantha, dice che siete stati insieme al meeteng e che eravate molto… intimi» disse Vincent con un chiaro tono di disappunto.
«E allora? Alex è una donna libera adesso ed è libera di fare quello che vuole».
«E tu stai con lei sapendo che è ancora innamorata di me?» asserì con troppa sicurezza l’amico.
«Alex non è più innamorata di te Vincent» rispose lui in apparente calma.
«Te lo ha detto lei?».
«Sì».
«E tu le hai creduto?».
Jack gli lanciò un’occhiata truce e disse:
«Andiamo Vincent… tutti e due sappiamo che Alex non è una libertina, anzi è tutto il contrario se è per questo. Non si sarebbe mai messa con me se fosse stata ancora innamorata di te».
«Io ho tutta l’intenzione di rifarmi avanti. La rivoglio con me».
Ci mancò poco che Jack stritolasse il bicchiere che teneva in mano. Il suo autocontrollo, tenuto sotto pressione per tutta la serata, andò a farsi benedire e così gli disse con aria minacciosa:
«Tu non farai proprio niente!».
«Perché? Hai paura forse che Alex si butti tra le mia braccia?» asserì in tono sarcastico l’amico.
«No… lei non si butterà mai tra le tue braccia. Alex non vuole più vederti. Ti detesta!».
«Ti ha detto che ti ama Jack?».
«Cosa?» chiese non aspettandosi quella domanda.
«Ti ha mai detto che è innamorata di te?» ripropose Vincent la domanda.
«Non è necessario. Non bisogna dirlo per essere sicuri se una persona ti ami o meno. Lo capisco dai suoi occhi, dai suoi gesti».
«Lo trovo strano perché a me lo diceva in continuazione».
Era praticamente ovvio che Vincent lo stava provocando. Jack strinse i denti, si alzò dal tavolo abbottonandosi la giacca, prese il soprabito e disse:
«E’ meglio che vada adesso, domani ho degli appuntamenti molto importanti».
«Va bene… ci sentiamo presto Jack» disse Vincent restando seduto e salutandolo con il bicchiere in mano.
Jack non rispose e si avviò verso l’uscita. Buttò con violenza il soprabito nel sedile posteriore dell’auto e accese il motore. Premette con così impeto nell’acceleratore che le ruote sgommarono sull’asfalto.
Accidenti a lui e alle sue insinuazioni!, si diceva mentre stringeva con forza le mani sul volante. Si fermò, quasi istintivamente, sotto casa di Alex e osservò, dall’auto, la sua finestra immersa nel buio.
Probabilmente a quest’ora starà già dormendo!, si disse reprimendo il desiderio di salire su da lei.
Riaccese il motore e questa volta si diresse verso casa, attanagliato dall’angoscia. Vincent di solito riusciva ad ottenere sempre quello che voleva.
No… Alex non vuole avere più a che fare con lui, devo stare tranquillo, maledizione!, si rimproverò mentre rientrava in casa.
Si andò a fare una doccia e si mise a letto. Nonostante si diceva che non doveva preoccuparsi, in fondo al suo cuore non si sentiva completamente sicuro, forse perché Alex non gli aveva ancora detto di amarlo e, come asseriva Vincent, a lui lo diceva in continuazione. Sprofondò nel sonno solo grazie alla stanchezza che lo aveva sopraffatto.
Quando arrivò in ufficio, la mattina seguente, piuttosto in ritardo, Jack trovò Alex nel suo ufficio che intratteneva Jonathan in una discussione piuttosto animata.
I suoi timori sembravano svanire nel nulla quando lei gli rivolse un largo sorriso.
«Ciao… è andato tutto bene ieri sera?» gli chiese andandogli incontro.
Invece di rispondere Jack l’attirò a sé e, ignorando la presenza di Jonathan, la baciò con prepotenza.
«Jack!» disse lei riuscendo appena a scostarsi.
«Mi sei mancata tantissimo» disse lui tenendola ancora stretta a sé.
«Davvero? Da ieri sera?».
«Sì» disse guardandola intensamente negli occhi.
Jonathan si schiarì la voce per affermare la sua presenza, Jack gli rivolse un’occhiataccia e disse:
«Tu non hai niente di meglio da fare che restartene seduto lì a fare il terzo incomodo?».
«Oh… scusami Jack. Non era certo mia intenzione, ma è dalle nove che ti aspetto. Sonny ha chiamato per avvertiti che possiamo passare dal suo studio per andare a prendere i provini del servizio fotografico».
«Beh… e allora cosa aspetti va a prenderli» ordinò, tenendo sempre tra le braccia Alex.
«Io non posso, ho già un appuntamento con l’agente pubblicitario, anzi… sono piuttosto in ritardo» disse Jonathan indossando il cappotto.
«Non puoi passare da Sonny dopo essere stato all’appuntamento?» gli chiese ancora Jack.
«No… Jack. Ti prego va tu a prenderli, sono così curiosa di vederli!» disse Alex aggrappandosi al risvolto della sua giacca e parlando con tono implorante.
«Siamo alle solite, la tua curiosità è davvero incontenibile Alex. Perché non vieni con me?».
«No… qualcuno deve pur rimanere in ufficio. Avanti… su, sbrigati!».
«E va bene… se mi guardi così come posso dirti di no?».
Jack le schioccò un rumoroso bacio sulla bocca e si avviò verso la porta insieme a Jonathan. Si sentiva rincuorato dalla dolce espressione di Alex. Non aveva dubbi adesso, lei lo amava.
Seduta alla sua scrivania Alex aspettava con ansia il ritorno di Jack con i provini del suo servizio fotografico. Quando la porta si spalancò sorrise istintivamente pensando che fosse tornato, il sorriso le si spense subito quando riconobbe il suo ex fidanzato.
«Ciao Alex… è bello rivederti» le disse avanzando nella stanza.
«Se cerchi Jack… è uscito» disse lei con freddezza.
«Io non sono venuto per Jack questa volta ma per te!».
«Per me?» disse Alex guardandolo attonita.
«Sì… per te. Sono venuto per rimediare all’errore che ho commesso lasciandoti andare».
«E’ troppo tardi ormai… avresti dovuto pensarci prima di tradirmi con quella poco di buono, adesso io non provo più niente per te Vincent!» continuò a rispondere lei con maggiore durezza.
«Avanti piccola… non vorrai mentire con me. Sappiamo tutti e due quello che c’è stato tra noi».
«Hai detto bene, che c’è stato. Io sono impegnata con Jack adesso».
«Sì… l’ho saputo. Non mi verrai a dire che ti sei innamorata di lui anche?».
Alex trovò irritante il suo atteggiamento arrogante. Con tutta la forza che aveva in corpo gli disse:
«Certo che sono innamorata di lui. Jack è un uomo meraviglioso! Lui almeno non mi tradirebbe mai».
«Ma davvero? E come fai a saperlo? Tu in fondo non lo conosci».
«Lo conosco abbastanza da sapere che è sincero e leale con me».
«Andiamo Alex… non dire sciocchezze. Jack si sta solo divertendo con te. E’ come quando andavamo a liceo, noi due ci scambiavamo spesso le ragazze, lo sai. Ero sicuro che non appena ti avessi lasciato si sarebbe subito avventato su di te».
«Tu stai mentendo!» gli urlò con tutto il fiato che aveva in corpo.
«Mentendo? Dimmi un po’ come è iniziata tutta questa storia? Dove vi siete incontrati?».
«Per caso, a casa di James».
«Per caso? Ed è lì che ti ha proposto di diventare la sua segretaria?».
«No… mi ha chiamato sul cellulare qualche giorno dopo».
«E chi gli ha dato il tuo numero di cellulare?».
Quella domanda la colse in fallo, anche lei, allora, si chiese come aveva fatto ad avere il suo numero. Cercò comunque di non farglielo notare e disse:
«Forse sarà stata Bachy».
«Forse? O forse sono stato io».
Alex sentì gelarsi il sangue nelle vene. Impallidì e lui se ne accorse.
«Ti ha detto che ha cenato con me ieri sera?» continuò imperterrito.
«Cosa?».
«Ah… allora non te l’ha detto! L’avevo immaginato. Io e Jack ci siamo incontrati ieri sera e abbiamo parlato un po’… di te».
Alex cominciò a tremare internamente ed esternamente.
No… non può essere vero!, si diceva per farsi coraggio.
«E che cosa vi siete detti?» gli chiese.
«Oh… ci siamo scambiati delle confidenze. Sai discorsi da uomini».
Lei sentì il mondo crollarle addosso, il cuore spezzarsi in mille pezzi. Jack le aveva detto che era un appuntamento di lavoro ma non aveva approfondito sulla cosa, anzi gli apparve piuttosto evasivo quando lei gli chiese con chi si doveva incontrare. Lì per lì non ci aveva fatto caso ma adesso vedeva combaciare tutti i pezzi del mosaico. Era chiaro che le aveva mentito.
Vedendole il viso sconvolto e sconcertato Vincent sorrise internamente, sentendosi già la vittoria in pugno. Se Alex non sarebbe stata più sua allora non sarebbe stata neanche di Jack.
«Se vuoi un consiglio penso che dovresti lasciarlo tu… prima che lo faccia lui. Perché prima o poi si stancherà di te, come si è stancato di tutte le altre e allora ti butterà via, come un giocattolo vecchio».
Quelle parole, scelte con strategica cura, ottennero il risultato sperato.
Alex fu scossa da brividi di freddo. Fece uno sforzo sovrumano per non scoppiare a piangere lì, davanti a Vincent, e per orgoglio non lo fece. Prese la borsa, indossò il soprabito e disse, con voce ferma e stranamente calma:
«Dì a Jack che non voglio più rivederlo e tu stammi alla larga. Non voglio avere più a che fare con tutti e due!» detto questo uscì, avviandosi, con le gambe che a malapena la reggevano, verso l’ascensore.
Quando le porte si aprirono si ritrovò di fronte Jack che la guardò sorpreso.
«Hey… dove stai andando?» le disse avvicinandosi.
Lei arretrò e lo guardò con espressione gelida. Jack continuò ad avanzare dicendo:
«Alex che cosa c’è?».
«Non toccarmi!» esplose incollerita lei.
Jack strinse gli occhi e tornò a chiederle:
«Si può sapere che ti prende?».
«D’ora in poi non ti permettere mai più di toccarmi o di cercarmi».
Alex si mosse verso l’ascensore ma lui la fermò prendendola per un braccio.
«Si può sapere che è successo? Perché ti comporti così».
«Sono stata proprio una stupida a fidarmi di te. Sei uguale al tuo amico per non dire peggio» disse divincolandosi per liberarsi dalla sua stretta.
«Ma di cosa stai parlando? Mi vuoi spiegare?».
«Lo so che stai solo giocando con me, Vincent me lo ha detto!».
«Vincent? Quando l’hai visto?» chiese lui irrigidendosi.
«E’ nel tuo ufficio, che ti aspetta!».
«Ed è stato lui a dirti che sto giocando con te?».
«Mi hai mentito, per tutto questo tempo mi hai solo mentito!».
Alex si liberò bruscamente dalla sua stretta e la borsa le sfuggì via, rovesciando tutto il suo contenuto per terra. Si chinò per raccogliere tutto, non accorgendosi che le chiavi di casa erano finite sotto la macchinetta del caffé. Jack cercò di aiutarla ma lei lo allontanò malamente.
«Alex io non ti ho mai mentito» le disse con il viso scuro.
«Davvero?» disse lei rialzandosi «E ieri sera? Era una cena di lavoro vero? Puoi affermare che non eri a cena con Vincent?».
Jack restò in silenzio e la guardò con espressione livida.
«Non puoi negarlo perché è vero! Come è tutto vero quello che Vincent mi ha raccontato sul tuo conto. Ti sei divertito non è vero? Beh… adesso il divertimento è finito!».
Alex fece di nuovo la mossa per allontanarsi ma lui l’afferrò con prepotenza e scuotendola disse:
«No… non posso lasciarti andare. Io ti amo… ti amo, mi hai sentito? Ti ho aspettato per tre anni e adesso non ho intenzione di lasciarti andare in questo modo».
Alex si divincolò e come una furia disse:
«E’ inutile che continui a dirmelo, ormai io non ti credo più. Ora che esco di scena tu e il tuo amico potrete tornare a fare i vostri giochetti con le altre donne. Io non ne voglio più sapere di voi. Stammi lontano, hai capito?».
Jack rimase impietrito mentre Alex si allontanava scomparendo dietro la porta che dava sulle scale. Si sforzò di non cedere all’impulso di correrle dietro.
Stringendo in mano i provini del servizio fotografico si avviò nel suo ufficio. Entrò accorgendosi subito della presenza di Vincent vicino alla sua scrivania.
«Ciao… finalmente sei tornato» disse l’amico.
Jack scelse quel momento per sferrargli un pesante pugno in piena faccia.
Alex non seppe dove trovò la forza di arrivare fino al suo appartamento. Cercò inutilmente le chiavi in borsa e si accorse che non c’erano.
Maledizione!, imprecò trattenendo a stento le lacrime.
Rifletté un attimo e con rammarico dovette tornare indietro, supponendo che le chiavi di casa dovevano essere da qualche parte, nel punto in cui la borsa rovesciò tutto il contenuto per terra. Salì con l’ascensore e cominciò ad esplorare il pavimento mentre le lacrime cominciarono a scenderle prepotentemente dagli occhi. Arrestò la sua inutile ricerca nel momento in cui udì la voce impetuosa di Jack, che tuonava distintamente dal suo ufficio.
Cedendo alla sua inesauribile curiosità si avvicinò alla stanza e rimase in ascolto.

Capitolo 9
 
Vincent finì rovinosamente a terra, dopo aver ricevuto il pugno di Jack che adesso inveiva verbalmente su di lui.
«Come hai potuto fare un’azione così spregevole. Come hai potuto mentire ad Alex!».
Massaggiandosi la guancia Vincent si tirò su dicendo:
«Pensavi veramente che ti avrei lasciato campo libero? Dopo tutto quello che le ho raccontato è stato fin troppo facile farle credere che la stavi prendendo in giro. La cosa che l’ha convinta di più è stata la cena. Tu fortunatamente non le avevi detto che cenavi con me, ieri sera».
«Non avrei mai potuto dirglielo. Ho rifiutato di passare la serata con lei per venire al tuo appuntamento. Come pensavi che l’avrebbe presa se avesse saputo con chi mi sarei dovuto incontrare?».
«Hai fatto benissimo a non dirglielo Jack. E’ stato più facile liberarsi di lei».
«Io non volevo liberarmi affatto di lei. Io la amo!».
«Andiamo Jack… non essere così drastico. Vedrai che un giorno mi ringrazierai per averti liberato di lei. Prima o poi ti avrebbe portato davanti l’altare, ti avrebbe messo la palla al piede».
«E non hai pensato che era proprio quello che volevo?».
«No… non è quello che volevi. Ci conosciamo da anni Jack. Posso dire che siamo cresciuti insieme. Ne abbiamo passate tante noi due».
«Sì… è vero, ammetto che ai tempi del liceo non mi sono comportato proprio egregiamente, ma ero solo un ragazzo e non avevo ancora capito quanto potesse essere importante amare la donna che ti fa battere il cuore e ti fa sentire vivo».
«Non parlare così, noi due siamo quelli che eravamo allora, perché non torniamo a divertirci come facevamo un tempo?».
Jack lo guardò con fredda e spietata durezza.
«Vattene Vincent… non voglio più vederti. Hai rovinato la mia vita e hai rovinato quella di Alex. Non so che farmene di un amico vile come te, che non si fa scrupoli nel rovinare la vita delle altre persone solo per ottenere quello che vuole».
«Jack… non stai parlando sul serio, spero?» disse Vincent cominciando a preoccuparsi.
«Certo che parlo sul serio, se non vuoi che ti spacchi la faccia vattene da qui immediatamente!» gli disse indicandogli la porta che aveva lasciato spalancata.
Vincent cercò di ribattere ma la voce di Jack suonò ancor più impetuosa e imponente.
«Vattene!» gli urlò.
Vincent si strinse nelle spalle e convenne che era meglio lasciare la stanza. Alex si nascose appena in tempo dietro l’angolo del corridoio per vederlo uscire senza essere vista.
Confusa e avvilita cercò di ragionare su quello che aveva appena sentito. Si odiò tremendamente pensando a come Vincent l’aveva raggirata con le sue crudeli accuse. Jack non aveva mai mentito sui suoi sentimenti e quella consapevolezza adesso era più forte di tutte le assurde insinuazioni del suo ex fidanzato. Quando si mosse per entrare nel suo ufficio sentì sbattere con violenza la porta di Jack. Mentre si avvicinava udì il rumore di oggetti lanciati contro il muro. Si avviò con cautela fino ad arrivare dietro la sua porta sulla quale sostò per alcuni minuti, in preda ad una serie di emozioni.
Lui, dopo aver scaraventato contro il muro la cancelleria che si trovava sopra il suo tavolo, si sedette alla sua scrivania distrutto. Prese in mano la cartelletta contenente le foto dei provini, che aveva lanciato sulla sua scrivania prima di sferrare il pugno al suo amico. Cominciò a sfogliarle mentre gli occhi cominciavano a velarsi di disperazione. Alex lo aveva guardato con disprezzo e gli aveva urlato tutto il suo odio.
Dopo aver accarezzato con un dito il suo viso sorridente, catturato dalla macchina fotografica un paio di giorni addietro, Jack lasciò ricadere la foto sul piano e si appoggiò alla scrivania prendendosi la testa tra le mani.
Come poteva dimenticarla adesso che sapeva cosa significava amarla? Averla tra le braccia, sentire il calore del suo corpo e il sapore delle sue labbra. Come poteva riuscire a liberarsi di lei?
Era così assorto nella sua disperazione che non si accorse nemmeno che Alex era entrata nel suo ufficio.
Lei lo osservò e subito avvertì una stretta al cuore. Si sentì piccola piccola e si rimproverò ancora una volta per aver creduto ingenuamente alle parole di Vincent e aver procurato a Jack il dolore della sua perdita, proprio lei che sapeva bene cosa significasse perdere qualcuno che si ama.
Raggiunse con estrema lentezza la scrivania e fino a quando non vi fu davanti Jack non accennò ad alzare lo sguardo. Fu infatti quando raggiunse il tavolo che lui intravide la sua ombra. Sollevò la testa e rimase sbalordito nel trovarsela davanti. Alex rabbrividì notando due distinte lacrime che gli rigavano il viso.
Jack si alzò e rimase immobile, in attesa di una spiegazione.
«Jack… io… io ho sentito tutto» iniziò a dire lei.
«Cosa hai sentito?» disse lui con la voce carica di tristezza.
«Tutto quello che vi siete detti tu e Vincent. Sono tornata indietro perché quando la borsa si è rovesciata le mie chiavi di casa sono andate a finire chissà dove. Quando ho sentito le tue urla io… mi sono avvicinata e… ho ascoltato».
Alex parlava piano e il suo tono apparve mite e costernato, non vi era più nessuna traccia di ostilità nella sua espressione e nella sua voce. Jack decise allora di aggirare la scrivania e andarle vicino. Lei rialzò la testa per guardarlo negli occhi, i suoi si inumidirono di nuovo e disse:
«Mi dispiace Jack… ho reagito proprio come Vincent si aspettava, sono stata una sciocca, un ingenua a credergli… ma io ecco… io…».
Jack non le diede l’opportunità di finire la frase, l’afferrò e se la strinse forte al petto.
«Non posso crederci… io pensavo di non rivederti più, pensavo di averti perduto per sempre e adesso, adesso come per miracolo sei qui. Sei tornata da me».
Jack la tenne stretta per alcuni interminabili minuti, poi la scostò per guardarla negli occhi.
«Non dubiterò mai più di te Jack, ma devi promettermi di non nascondermi più niente».
«Non lo farò mai più amore mio, te lo prometto».
Lei accennò un sorriso e lui si chinò per baciarle le labbra tremanti. Indugiò poi nell’allontanarsi e, poggiando la sua fronte contro quella di Alex, cominciò a fissarla con intensità. Solo allora lei riuscì a pronunciare le parole che avrebbe voluto dirgli la sera precedente.
«Ti amo Jack!».
Lui evidentemente non se l’aspettava perché ebbe un fremito e sul suo viso apparve lo spasmo di un muscolo.
«Oh… Alex… dimmelo ancora» disse con voce roca e chiudendo gli occhi per l’emozione.
«Ti amo Jack e se vuoi te lo ripeterò ogni giorno».
Lui sorrise e la baciò, questa volta con portentoso impeto e ardore.
«Andiamo a casa» le disse poi con la voce carica di desiderio.
«E l’ufficio?».
«Cosa vuoi che mi importi dell’ufficio adesso? Io voglio stare da solo con te, voglio fare l’amore con te!».
«Ma io… io non trovo le chiavi di casa».
«Non importa… andiamo a casa mia» disse lui con un filo di voce.
Intenta a preparare la valigia per passare il week-end a casa dei genitori di Jack, Alex non udì subito il citofono che suonava. Aveva passato tutto il pomeriggio scegliendo con scrupolosa cura gli abiti da indossare in quei giorni.
Il citofono suonò ancora e questa volta le arrivò fino alle orecchie così si affrettò a rispondere:
«Sì?».
«Alex aprimi… sono Jack».
Lei spinse il pulsante del citofono e si affrettò per prendere la valigia che era rimasta in camera. La portò fino all’ingresso e aprì la porta dietro la quale trovò Jack.
«Scusami se ti ho fatto aspettare… sono pronta».
«Potrei entrare un attimo… avrei una cosa da dirti».
«Siamo alle solite Jack… tu hai sempre cose da dirmi. Sembra che lo faccia apposta per scatenare la mia curiosità, ma questa volta non starò al tuo gioco» lo ammonì lei.
«Mi dispiace ma questa volta è una cosa estremamente importante e te la devo dire prima di andare dai miei genitori».
«E che cosa sarebbe… avanti… parla» lo incitò severa lei.
Jack si guardò attorno e disse:
«Penso che il pianerottolo di casa tua non sia il posto più indicato per farti la mia proposta di matrimonio» disse placidamente lui.
Alex lo guardò impietrita, tentò di parlare ma la sua gola non riuscì ad emettere alcun suono.
«Allora mi fai entrare?» disse ancora Jack.
Lei si scostò appena per farlo passare, chiuse la porta e imbambolata lo raggiunse nel salotto.
«Scusami… Jack… io credo… credo di aver sentito male» riuscì a dire a malapena.
«No… non hai sentito male. Devo presentarti ai miei genitori oggi e mi sono accorto che non ti avevo ancora fatto la proposta di matrimonio».
«Jack… ne parli come se dovessimo stipulare un contratto di lavoro» lo rimproverò notando la calma che era solo apparente.
«Ti prego Alex… non rendermi la cosa ancora più difficile di com’è? Io… io mi sto sforzando di restare calmo. Non ho mai pensato di dover chiedere un giorno ad una donna di diventare mia moglie e adesso che lo devo chiedere a te, trovo la cosa piuttosto difficile e complicata».
Alex trovò il suo imbarazzo molto divertente, cercò di sdrammatizzare la situazione prendendolo in giro e così disse:
«Ma cosa c’è di così complicato, scusa? Basta che ti metti in ginocchio, mi prendi la mano e dici: Alex vuoi sposarmi? Più semplice di così».
«Non vorrai che faccia questo, vero?».
«Certo che lo voglio. Avanti Jack MacKanzie… su inginocchiati» lo incitò lei trattenendo a stento una risata.
«Farò di meglio» disse lui riprendendo il controllo della situazione.
Jack si avviò fuori dalla porta e tornò indietro con in mano un enorme fascio di rose scarlatte. Qualcosa nel suo sguardo era cambiato, l’imbarazzo e la tensione erano spariti e una luce particolare brillava nei suoi occhi mentre raggiunse Alex ferma al centro della stanza.
«Non mi metterò in ginocchio, perché penso che la cosa sia piuttosto ridicola» le disse guardandola intensamente.
«Jack… io stavo scherzando» fu la pronta risposta di Alex che adesso sentiva il cuore esploderle in petto.
«Io invece non stavo affatto scherzando, parlavo seriamente. Alex vuoi diventare mia moglie?».
Lei buttò un’occhiata in direzione dei fiori e poi ritornò sul viso di Jack.
Dopo un lungo e affannoso silenzio disse:
«La conosci già la mia risposta Jack».
«Lo so… ma voglio sentirtelo dire».
«Sì… Jack. Non c’è niente al mondo che desidererei di più se non diventare tua moglie».
Lui poggiò il fascio di rose sul divano e la prese tra le braccia. La baciò a lungo e con estrema lentezza, tanto che Alex, ad un certo punto, disse:
«Sarà meglio andare adesso, altrimenti non ci arriveremo mai dai tuoi genitori».
Capendo il senso di quella frase Jack sorrise e la lasciò andare.
«Aspetta. Metto prima i fiori in un vaso» disse lei aprendo una vetrina da cui prese il più grande vaso che avesse.
«Pensi che piacerò ai tuoi genitori Jack?» gli chiese poi mentre sistemava con cura i fiori.
Lui gli andò vicino e, con aria comprensiva, disse:
«La vuoi smettere di preoccuparti? Mio padre e mia madre impazziranno per te, ne sono sicuro».
«Beh… io non mi calmerò fino a quando non li avrò conosciuti».
«Io conosco un metodo molto efficace per calmare i nervi» disse Jack abbracciandola e guardandola con uno spudorato e sensuale sguardo malizioso.
«Lo conosco anch’io… ma adesso non è proprio il momento! Dobbiamo andare» rispose lei liberandosi dalle sue braccia.
Alex si avviò verso la porta ma Jack la raggiunse prima che potesse arrivarci.
«Aspetta! C’è una cosa che devo darti».
«Cosa?» disse lei impaziente.
«Questo!».
Jack tirò fuori dal taschino interno della sua giacca uno scatolino di velluto rosso. Lo aprì e prese il suo contenuto nelle mani. Alex seguì perplessa tutti i suoi movimenti, fino a quando non si ritrovò all’anulare della mano sinistra un meraviglioso anello di diamanti e rubini che cominciò a brillare non appena fu colpito dalla luce.
«Jack… ma è… è…» provò a dire Alex.
«E’ il tuo anello di fidanzamento» disse lui.
«E’ troppo bello. Io non ho mai avuto qualcosa di così prezioso».
«Per me non è l’anello che è prezioso, piuttosto sei tu che lo rendi prezioso Alex. Il vero gioiello non è lui… ma tu!» disse lui con la voce carica di amore.
Lei lo guardò e ancora una volta le mancarono le parole. Jack le prese il viso tra le mani, avvicinò il viso a pochi centimetri da quello di Alex e disse, imprigionandola nel suo sguardo:
«Per me niente avrà più valore di te e del tuo amore, non dimenticarlo mai. Da quando ti ho conosciuto sei entrata prepotentemente nel mio cuore e nella mia anima. Pensavo che non avremmo mai avuto un futuro insieme e invece dopo il meeteng tutto il mio mondo è cambiato, tutte i miei progetti sono cambiati. Hai cominciato a fare parte della mia vita, del mio essere più profondo. Fino a quando eri la fidanzata di Vincent ho potuto fare a meno di te, standoti lontano, ma da quando so cosa significa essere amato da te, penso proprio che non riuscirei mai a vivere senza il tuo amore. Il giorno che diventerai mia moglie sarò l’uomo più felice del mondo!».
«Jack!».
Gli occhi di Alex si inumidirono e l’unica cosa che riuscì a fare fu buttargli le braccia al collo e dirgli commossa dall’intensità delle sue parole:
«Ti amo Jack MacKanzie… e ti amerò sempre!».

                                                                                                      * * Fine * *

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